The cats will know


(testo tratto dall’omonima poesia di Cesare Pavese,
da “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, Giulio Einaudi Editore)

Ancora cadrà la pioggia sui tuoi dolci selciati,
una pioggia leggera come un alito o un passo
Ancora la brezza e l’alba fioriranno leggere
come sotto il tuo passo, quando rientrerai
Tra fiori e davanzali i gatti lo sapranno
Ci saranno altri giorni, ci saranno altre voci
Sorriderai da sola. I gatti lo sapranno
The cats will know
Udrai parole antiche, parole stanche e vane
come i costumi smessi delle feste di ieri
Farai gesti anche tu. Risponderai parole -
viso di primavera, farai gesti anche tu
Tra fiori e davanzali i gatti lo sapranno
Ci saranno altri giorni, ci saranno altre voci
Sorriderai da sola. I gatti lo sapranno
The cats will know
I gatti lo sapranno, viso di primavera;
e la pioggia leggera, l’alba color giacinto,
che dilaniano il cuore di chi più non ti spera,
sono il triste sorriso che sorridi da sola
Ci saranno altri giorni, altre voci e risvegli
Soffriremo nell’alba, viso di primavera
Tra fiori e davanzali i gatti lo sapranno
The cats will know

 

 

 

Li riconosco a stento

 

Un giorno verrà il tempo
e quel giorno saprò
raggiungerti e scoprirci
in qualche posto nascosto
Io, sul palmo della tua mano,
tu, in un angolo del mio viso,
e ballare insieme canzoni lente,
lunghe e lente
e, come domeniche d’estate,
davanti a me,
come spiagge dimenticate
Ed i tuoi occhi all’improvviso
li riconosco a stento,
e la tua voce ed il tuo viso
svaniti in un momento
Un giorno sarà lo specchio
a ridere con noi,
delle false verità che ci hanno cambiati,
con al tuo fianco il tempo
che hai conservato per me,
e la memoria ed i pensieri che fanno di te
la mia casa
e, queste domeniche d’estate,
solo per me,
così lunghe non lo sono mai state
Ed i tuoi occhi all’improvviso
li riconosco a stento,
e la tua voce ed il tuo viso
svaniti in un momento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cosa mi aspetto da te

 

L’hai trovata infine, nascosta in un cortile,
tra i portoni lungo il fiume,
una casa colorata (spensierata), come l’avevi immaginata
Su uno specchio un gesto, che mi avevi taciuto,
e un vestito per l’inverno
che non avevi mai provato
Poche parole, scritte ai margini di ieri,
oggi, fanno il tuo stupore
Sono i ricordi riflessi sulla tua pelle bianca,
e i giorni, che mostrano il volto
di una città tanto stanca,
a farmi chiedere se un giorno saprò
cosa mi aspetto da te
L’hai tenuta stretta, dietro il velo dei tuoi occhi,
su una riva già lontana,
la tua strada scintillante, una vita come tante
A me, lasciavi un gesto, che avevi scordato,
il vestito per l’inverno che mi avevi lasciato
Poche parole, scritte ai margini di ieri,
oggi, fanno il tuo stupore
Sono i ricordi riflessi sulla tua pelle bianca,
e i giorni che mostrano il volto
di una città tanto stanca,
a farmi chiedere se un giorno saprò
cosa mi aspetto da te
In poche parole, scritte ai margini di ieri,
oggi, oltre il tuo stupore, c’è
cosa mi aspetto da te

 

 

La canzone di Adele Né il sole, la luna, nemmeno io
(testo tradotto in italiano de Nem o sol, a lua, nem eu, di Lenine, Dudu Falçao)
Ruberò alle piazze
Adele sorride alle ortensie,
entrambe dello stesso colore
di quando imbruna una stella,
venute in due dal nulla,
e uno stesso colore,
uno stesso destino
Dove sei, come stai, come mai
non mi scrivi da sei mesi
Dove sei, come stai, dove vai
quando i giorni sono appesi
Adele sorride alla luce d’autunno,
la nebbia scopre in fondo ai suoi occhi
il fango rappreso,
la lingua increspata dal gelo,
la voce del suo cuore ingannato
Come sei vicino, come ti sento lontano
e uno stesso colore,
uno stesso destino
Dove sei, come stai, come mai
non mi chiami da sei mesi
Dove sei, come stai, cosa fai
quando i giorni sono appesi …
a un filo sai, appesi a un filo, sai,
sono solo appesi a un filo, sai
a un filo
Dove sei, come stai, come mai
non mi chiami da sei mesi
Dove sei, come stai, cosa fai
quando i giorni sono appesi
Dove sei, come stai, come mai
non mi chiami da sei mesi
da sei mesi

Quando incontrai la luna,
prima che incontrasse te,
per brillare in nessun posto
ti voleva via con sé,
e la mia malinconia
accendeva la città,
per sfortuna o per errore,
la tua voce non mi risvegliò
Ieri ho fermato il sole
prima che arrivasse a te,
per essere io la tua aurora,
e poterti illuminare,
e la mia malinconia
adombrava la città,
sorrideva alla tempesta
per un bacio solo
Né il sole, la luna, nemmeno io,
chi poteva immaginare
che una volta abitato l’amore
la vita cambia il suo girare
Oggi, la notte e il giorno
non avevano più dove stare

 

 

 

 

 

Ruberò alle piazze
la sabbia nascosta
a scandire le parole d’amore
Alle madri ruberò
la pena dei conti
che zittisce la vita,
ai platani l’ombra
che han fatto sugli uomini e i sogni
uccisi sul corso,
alle onde l’inquietudine
da cui nasce il cercare
Per te, ruberò un’alba,
e senza paura ti parlerò
Ruberò alle piazze
il silenzio nascosto
a scandire il rumore lontano
Alle brina ruberò
il colore d’autunno
che fiorisce il riposo,
alle vigne la pace delle fatiche
più ingrate e più antiche
che han fatto il mio tempo,
alle onde l’incantesimo
da cui nasce il tornare
Per te ruberò un’alba,
e senza paura ti parlerò
Per te, che hai fatto il mio tempo,
per te, ruberò un’alba,
e senza paura ti parlerò

 

 

Un segno rosso sul cuore

Quando Alberto sarà tornato

 

Ha piedi leggeri
e un segno rosso sul cuore,
l’acceso rimorso che
lascia solo l’amore,
e la vertigine
di chi non vuole credere
che sia tutto inutile
Conosce a memoria
le strade a tutte le ore,
raccoglie gli sguardi che incontra,
uno per ogni colore
della solitudine
di chi non vuole credere
che sia tutto inutile
Riconosco i suoi gesti confusi,
nel chiaro del giorno
che strappa un sorriso,
perché non posso credere che
sia tutto inutile

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Un altro inverno sarà passato,
colori lievi, i miei occhi lieti,
quando Alberto sarà tornato
Finiti i giorni, i mesi,
l’inganno quieto e sordo,
sospeso tra l’autunno e l’estate
Saranno le nostre voci,
nel silenzio della sera,
a riconoscere i passi,
ad inseguirsi veloci
con le domande di sempre,
senza sapere quale sia
l’attimo giusto
per far nascere un’idea
E resto qui ad aspettare,
immerso come sempre
in questo mio far niente
Ed oggi come ieri,
ti perdi ancora,
tra rumori e suoni,
continui a scrivere canzoni
Ne è pieno il mondo, sai, e poi
servono a poco o a niente,
chissà cosa ci vedi di così importante
Potremmo fare parole
senza vederne la fine,
sederci nel porto di Marsiglia,
vivere altrove, (guardare a un altro orizzonte,)
sapendo che al mondo
c’è una sola magia,
scoprire il tempo
che si nasconde in un’idea
E resti qui ad aspettare,
assorto come sempre
in questo tuo far niente
Le stelle, i lampi, i tuoni,
i fiumi, il mare, le stagioni,
e, poi, contro il vento, il tuo abbraccio
Mettere un giorno
in fila all’altro,
ognuno un piccolo mistero,
che svela a poco a poco il suo respiro,
fino a che un nuovo inverno
sarà arrivato,
ma, quel giorno,
Alberto sarà già ripartito
E resto qui ad aspettare,
immerso come sempre
in questo mio far niente